Madama Butterfly
di Giacomo Puccini
Londra, Royal Opera House
Cast:
B. F. Pinkerton Marcelo Puente
Goro Carlo Bosi
Suzuky Elisabeth Deshong
Sharpless Scott Hendricks
Cio-Cio-San (Madama Butterfly) Ermonela Yaho
Commissario imperiale Gyula Nagy
Ufficiale del registro Jonathan Coad
Lo zio Bonzo Jeremy White
Il Principe Yamadori Yauriy Yurchuk
Kate Pinkerton Emily Edmonds
Direttore Antonio Pappano
Regia Moshe Leiser e Patrice Caurier
Scene Christian Fenouillat
Costumi Agostino Cavalca
Royal opera chorus diretto da William Spaulding
Orchestra della Royal Opera House
Recensione relativa alla recita di lunedì 27 marzo, Londra, Royal Opera House
Non è possibile iniziare il racconto di una serata d’opera spiazzante ed elettrizzante, di quelle che si sedimentano sul fondo del cuore, prescindendo da ciò che l’ha resa tale, ovvero l’interpretazione assoluta che Ermonela Jaho ci ha donato con la sua Butterfly alla Royal Opera di Londra sotto la simbiotica e simpatetica direzione di Antonio Pappano.
“La faccio come la sento, affidandomi al cuore a al sentire dell’anima, non saprei farla in altro modo che così…” quindi abbandonandosi all’onda di un cuore e di un sentire profondissimo e vastissimo; e forse è proprio così che Puccini le avrebbe volute le sue opere, con un totale abbandono, e questo non vuol dire che non ci sia un controllo della linea del canto che è invece attentissimo. Ogni parola, ogni nota testimoniano una sensibilità interpretativa e un’accuratezza tecnica di gran classe, con una gamma di colori e di sfumature che ci sorprende sempre di più. La sua è una Butterfly piccola “avvezza alle piccole cose”, andrebbe ascoltato il suo limpido e cristallino “un bene da bambino” che si muove sul filo di un pianissimo di superba bellezza. Come il bellissimo trepidante indugiare sul respiro prima di “per non morire” nell’aria “Un bel dì vedremo”, quel respiro, ripeto, lungo, esitante, ci sprofonda con tutta forza nel momento psicologico che Butterfly sta vivendo. Ma tutto il suo canto è costellato di momenti di diamantina poesia, dove ogni parola è significante e significato veicolati dalla musica straordinaria di Puccini.
Ermonela Jaho rappresenta uno di quei rari casi in cui diventa difficile stabilire un confine tra il personaggio e l’interprete, anzi, come lei stessa ama ricordare, si lascia possedere dal personaggio in maniera totalizzante in una metamorfosi che ci lascia ogni volta stupefatti, in un modo che sì, le assorbe molte, moltissime energie sia sul piano emotivo che su quello vocale ma, dice, “Bisogna vivere l’attimo, non ci si può sottrarre a vivere fino in fondo un momento unico, anche a costo di sacrificare se stessi”.
E poi c’è la fisicità di Ermonela Jaho che riesce a conferire al personaggio una verità che ci rapisce in ogni momento del suo lungo stare in scena.
Altra perla della produzione londinese è rappresentata da Marcelo Puente, tenore argentino che da molti anni attendeva il momento della consacrazione nel prestigioso teatro londinese. Dotato di un’ottima presenza scenica e di notevoli doti attoriali, regala al suo Pinkerton una disinvolta leggerezza nella prima parte del primo atto, per poi accendersi di autentica passione nel duetto d’amore dove la chimica con Ermonela Jaho rende tutto il pezzo memorabile. Puente possiede una voce vigorosa, di colore brunito, di grande bellezza.
Sharpless è il baritono americano Scott Hendricks che adempie con sensibilità al suo ruolo vanamente consolatorio nei confronti della povera Cio-Cio-San.
Elisabeth Deshong è una Suzuky vocalmente efficace che sa rendere magnificamente la compostezza del personaggio ma anche la partecipazione sentita alle sfortunate vicende di Butterfly.
Carlo Bosi si conferma un punto di riferimento nel ruolo di Goro sia dal punto di vista vocale, un Goro di lusso, ci verrebbe da dire, che dal punto di vista scenico, con una recitazione di grande naturalezza, ricca di dettagli che rendono splendidamente la sottile perfidia e la manifesta untuosità del personaggio.
Pappano, che si conferma grande interprete pucciniano, offre un tappeto morbido e di irresistibile bellezza alternandolo a tratti ruvidi e di intensa e cupa drammaticità. La sintonia con la protagonista, lo ribadisco qui, è fortissima.
L’allestimento è quello co-prodotto con il Gran Teatre del Liceu di Barcellona, che a Londra è stato presentato più volte. In occasione di questa ripresa i registi Moshe Leiser e Patrice Caurier hanno compiuto un operazione di restyling, almeno per quanto riguarda il lavoro sugli interpreti che ci è apparso minuzioso ed apprezzabile in un contesto scenografico volutamente scarno ed essenziale, senza orpelli né giapponeserie, tutto si concentra sul carattere intimistico del capolavoro pucciniano.
Il Financial Times nei giorni scorsi scriveva di portarsi dietro una confezione supplementare di fazzoletti per assistere alla Butterfly di Ermonela Jaho, della quale l’Indipendent parlava come della migliore Cio-Cio-San che si sia vista a Londra negli ultimi anni.
Sandro Corti
