“Sarebbe divertente essere il presidente degli Stati Uniti, ma a me basta che lo sia qualsiasi altra persona eccetto quella che lo è adesso” George Clooney
Suburbicon, in Concorso alla 74esima Mostra del Cinema di Venezia, racconta il razzismo bianco contro gli afroamericani, argomento attualissimo che riporta le menti le immagini di Charlottesville di pochissimo tempo fa. In collaborazione con Grant Haslov, da una idea dei fratelli Coen, Clooney firma la regia di una commedia ombrosa dalle intenzioni fortemente politiche, sempre velate e mai palesemente dichiarate.
La storia è quella dei Lodge, classica famiglia bianca e felice che vive in un mondo incantato e perfetto dal nome Suburbicon (naturalmente una cittadina di soli bianchi) ; a rovinare la finta quiete della famiglia è l’arrivo di una famigliola afroamericana. Tutta la città è in fermento, uno scandalo senza precedenti. A Suburbicon non possono abitare dei neri. Subito convocata un’assemblea cittadina l’atmosfera si fa rovente, di Levittown memoria. Come sempre a unire le due famiglie ci pensano i figli che si incontrano per giocare a baseball, perché i bambini non hanno limiti e barricate ideologiche come i grandi. A casa Lodge due ladri entrano in casa, legano alle sedie padre (Matt Damon), figlio, madre e sorella della madre (Julianne Moore), che porterà alla morte della signora Lodge. Muri eretti per separare i negri dai bianchi, violenze, dispetti, caccia alle streghe. Forse per essere il 2017 questo film non sarebbe dovuto esistere, ma c’è chi lo desidera, chi ha bisogno di denunciare, perché è un problema vero e attuale. È giusto anche ricordare all’umanità che il medioevo è finito da un pezzo.
