I trionfi parigini

VI parte

Dopo Vicenza, Duprez sarebbe dovuto andare a Trieste per la stagione autunnale ma, a causa del colera che stava allora flagellando molte zone del nord Italia, egli prese risolutamente la decisione di tornare a Parigi, dove riuscì a definire i termini del suo contratto con l’Opéra.

Questo teatro era stato per oltre quindici anni, il regno incontrastato dell’altro grande tenore romantico Adolphe Nourrit. La voce di Nourrit non possedeva né lo slancio né la potenza di quella di Duprez. Si caratterizzava, infatti, per la soavità del timbro, un po’ alla maniera di Rubini.

Adolphe Nourrit nel ruolo di Raoul in ‘Les Huguenots’by Meyerbeer
(fonte Wikipedia: pubblico dominio)

All’Opéra dove godeva di una popolarità immensa, aveva preso parte a numerose prime rappresentazioni, fra cui Assedio di Corinto(1826), Mosè(1827), Conte Ory(1828), Guglielmo Tell(1829) di Rossini, Roberto il diavolo(1831) e Ugonotti (1836) di Meyerbeer, La Muta di Portici(1828), Le Dieu et la bayadère(1830), La philtre(1831), Le Serment(1832) di Auber, L’Ebrea(1835) di Halévy, Esméralda(1836) di Bertin, Stradella(1837) di Nidermayr.

Come si vede, Nourrit si era specializzato in ruoli del repertorio francese ai quali ben si adattavano le proprie peculiarità vocali. Duprez fu assunto all’Opéra per rilanciare alcune opere del repertorio di Nourrit che erano state accantonate, prima fra tutte il Guglielmo TellLa muta di Portici. Duprez accettò coraggiosamente la sfida e, dopo un ulteriore soggiorno in Italia per esaurire gli ultimi impegni con Lanari tra il dicembre del 1836 e il marzo dell’anno seguente, nell’aprile del 1837, debuttò trionfalmente all’Opéra con il Guglielmo Tell.

Gioachino Rossini nel 1865
(fonte Wikipedia, libero dominio)

I suoi poderosi do di petto suscitavano il più grande entusiasmo presso il pubblico parigino, sebbene Rossini avesse dimostrato il proprio disappunto: “Pare l’urlo di un cappone al quale si strozza la gola.” Tuttavia anche Rossini si dovette ben presto arrendere alla novità introdotta da Duprez visti i consensi che riscuoteva. Il trionfo di Duprez non fu solo legato all’esecuzione del do di petto. Charles Gounod riferì, qualche tempo più tardi, che fin dal duetto con Guglielmo Tell, quando Duprez concluse la frase “O Mathilde! Idol de mon ame!”, gli spettatori si resero conto che possedeva un’intensità di suono, negli acuti, e un’incisività di dizione fenomenali. Inoltre lo slancio appassionato col quale eseguì la cabaletta “Arrachons Guillaume à ses coups”, fece il resto. Ci si trovava, scrisse ancora Gounod, in presenza di una trasformazione dell’arte del canto. In pratica Duprez applicò il suo focoso temperamento e il suo modo di cantare che potremmo genericamente definire all’italiana, al repertorio francese che era appartenuto a Nourrit facendolo brillare di una luce nuova.

Nourrit intanto, che aveva abbandonato l’Opéra qualche tempo prima del debutto di Duprez perché non riusciva a sopportare la presenza di un rivale tanto agguerrito, decise di partire per l’Italia per apprendere a sua volta ciò che Duprez aveva imparato durante il suo lungo soggiorno italiano. Così, amareggiato per i ripetuti trionfi di Duprez, il quale era ormai giunto alla centesima replica degli Ugonotti e si apprestava ad essere il protagonista della prima rappresentazione del Benvenuto Cellinidi Berlioz, Nourrit, lasciata la famiglia a Parigi, si mosse alla volta di Torino.

Nel novembre del 1838, Nourrit esordì al Teatro S.Carlo di Napoli del ruolo di Viscardo nel Giuramentodi Mercandante, col quale si distinse come finissimo fraseggiatore. Intanto attendeva con impazienza il momento in cui avrebbe preso parte alla prima rappresentazione assoluta del Poliutodi Donizetti. Era stato Nourrit stesso a suggerire a Donizetti il soggetto, desunto da un lavoro di Corneille. Sarebbe stato certamente un momento importantissimo per Nourrit, sennonché l’opera venne inopinatamente bocciata dalla censura napoletana. Nourrit, sempre più affetto da manie di persecuzione e da gravissime turbe depressive, credette di non essere stato applaudito secondo i propri meriti dal pubblico napoletano dopo una rappresentazione del Giuramento e la notte dell’8 maro 1839, vinto da una crisi di sconforto, si suicidò gettandosi dalla finestra del suo albergo. Intanto la “sua” opera, Poliuto, aveva preso la strada di Parigi dove, dopo un’opportuna traduzione e con un nuovo titolo, Les Martyrs, venne rappresentata nel 1840 all’Opéra con Duprez protagonista. L’opera ottenere solo un “successo di stima”.

In quel periodo Duprez, dopo aver rivisitato molte pere del repertorio francese, era tornato a proporsi come interprete donizettiano con e prime della Favorita(1838) e del Don Sebastiano(1843), oltre ai succitati Les Martyrs

Nel 1838, inoltre, aveva creato il suo ruolo principale nell’opera di Havély Guido e Ginevrae nel 1839 in Le lac des Féesdi Auber.

La voce di Duprez cominciava intanto a mostrare i primi segni di cedimento. Già nel 1838, in occasione delle rappresentazioni del Benvenuto Cellini, Berlioz dichiarò che la voce di Duprez si era indurita. A questo proposito, si deve considerare che il canto di forza, se da una parte era redditizio sul piano spettacolare e per la definizione della componente passionale dei personaggi, dall’altra sottoponeva la voce ad un impegno tale che ne compromise via via la tenuta. Né si deve dimenticare che durante il periodo italiano, era stato costretto a cantare con una frequenza impressionante – anche cinque o sei volte in una settimana – che aveva certamente messo a dura prova l’integrità della voce. I primi segni di indurimento si dovettero addirittura presentare nel 1836. Ne fa fede una lettera a Lanari del 27 dicembre di quell’anno, quando a proposito del ruolo di Gualtiero nel Pirata, del quale come si è visto era stato un acclamato interprete anni addietro, confida che “non gli va molto a genio”. Dovevano essere i passi di agilità, anche se rari, prescritti in questo ruolo a mettere in imbarazzo Duprez.

Gli anni parigini furono per Duprez densi di soddisfazioni e di felicità. Le lettere a Lanari scritte in quel periodo testimoniano di un Duprez sempre di ottimo umore. Viveva ormai nella più grande agiatezza economica e la sospirata nascita di un figlio maschio avvenuta nel 1838, completò questo quadro di grande serenità. Duprez, durante tutto il periodo del suo ingaggio all’Opéra, poté godere di brevi periodi di congedo durante i quali ebbe modo di esibirsi in teatri di provincia, in particolare a Lione, Bordeaux, Tolosa, Bayonne, Limoges, Nimes ed altri. Nel 1844, Duprez, si recò per la prima volta a cantare in Inghilterra. Il 7 aprile di quell’anno, infatti, debuttò al Teatro Drury-Lane di Londra con il Guglielmo Tellraccogliendo un caloroso successo. Nonostante i problemi di voce a cui abbiamo precedentemente accennato, la carriera di Duprez continuava ad essere ricca di eventi significativi.

Prima di tutto si deve segnalare la realizzazione del ruolo di Otello nell’omonima opera rossiniana avvenuta intorno al 1844 e che venne ripetuta spessissimo e con grande successo negli ultimi anni della sua carriera. Così scrisse Gustave Roger a proposito di una esibizione di Duprez nel ruolo avvenuta nel dicembre 1848:

“Lunedì 4 Dicembre. – Rivisto Otelloall’Opéra, com M.me Delagrange e Duprez. Oggi nel duetto con Iago, ci ha elettrizzati tutti. Quanta passione! Quando sentimento! Che vecchio leone rabbioso! Come sa gettare bene in faccia al pubblico il suo cuore! Perché non sono più delle note quelle che ascoltiamo, è come l’esplosione di un petto stritolato sotto il piede d’un elefante; è il suo sangue, la sua vita che egli spinge fuori dal suo corpo per strappare al pubblico uno di quei “bravo” che i Romani accordavano ai domatori di bestie feroci morenti.

Questo mi fa l’effetto di un quadro di tortura spagnola, spaventoso e sublime… Ho detto bene… sublime, perché malgrado gli sbalzi di una voce logorata dalla passione ancor più che dal tempo, lo stile, la grande scuola non vengono mai meno, e trova nelle sue stesse mancanze i mezzi di restare puro. Quando questo uomo sarà scomparso, dubito che il mondo sia chiamato a sentirne uno simile.”

Nel 1847 Duprez aveva preso parte alla prima rappresentazione di Jérusalem(rifacimento dei Lombardi alla prima Crociata) che segnò il debutto parigino di Verdi il quale, sembra, rimase molto soddisfatto dell’esibizione del tenore francese. Nel 1849, dopo dodici anni di servizio, si congedò all’Opéra, ma il ritiro definitivo dalle scene avvenne solo nel 1851, dopo aver cantato anche a Ginevra, Stoccarda e al Théatre des Italiens di Parigi nel ruolo di Edgardo nella Lucia di Lammermoor, in occasione del debutto parigino della figlia Caroline, alla quale aveva iniziato ad impartire lezioni di canto nel 1842.   

Gilbert-Louis Duprez nel ruolo di Gaston inJerusalem – Alexandre Lacauchie (active 1833–1849); Restored by Adam Cuerden – Bibliothèque nationale de France

Lascia un commento