Il declino

Dopo il 1851, l’infaticabile Duprez, rispolverò le vecchie ambizioni di compositore e produsse una nuova opera L’abime de la Maledetta. L’opera fu presentata per la prima volta a Bruxelles con la figlia Caroline nel ruolo della protagonista, ma il soggetto non piacque. Duprez, dunque, decise di rimaneggiare la partitura adattandola ad un altro libretto e la ripresentò l’anno successivo on il titolo di Joanita al Théatre Lyrique di Parigi. Ma ancora una volta, l’opera di Duprez, registrò un fiasco totale. Le cause di questo ennesimo insuccesso furono, secondo Duprez, le seguenti: i costumi mal cuciti che cadevano a pezzi mano a mano che gli artisti li indossavano, le calzamaglie delle ballerine a cui avevano dimenticato di attaccare le mutande, per cui la platea scoppiava a ridere alla minima evoluzione e, infine, la raucedine del tenore Poultier. Ma il motivo principale dei suoi insuccessi è probabilmente da addebitare al fatto che fosse un compositore mediocre. Duprez non era certo il tipo da perdersi d’animo e negli anni successivi scrisse altre quattro opere – La lettre au bon Dieu (1853), Jélotte (1854), Samson (1857), Jeanne d’Arc (1865) – ma l’accoglienza fu sempre molto tiepida per non dire ostile.

Nel 1842, Duprez aveva inoltre iniziato a svolgere l’attività di insegnante di canto al Conservatorio di Parigi.


Gilbert-Louis Duprez by Petit
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La figlia Caroline era stata, come si è visto, una delle sue prime allieve. Nel 1853, riusciva infine a realizzare un progetto a lungo sognato, l’apertura di una scuola speciale di canto di cui lui fu il direttore. Nel periodo della sua attività didattica scrisse un manuale dedicato all’insegnamento del canto, L’art du Chant, Parigi, 1845.

Dopo il ritiro dalle scene l’attività principale di Duprez fu dunque l’insegnamento al quale si dedicò fino agli anni settanta quando la sua vita fu funestata da due gravissimi eventi luttuosi. Il 27 febbraio del 1872, durante un soggiorno a Bruxelles, moriva di polmonite Alexandrine dopo “quaranticinque anni di felicità in comune”.

La tomba di Alexandrine Duperron Duprez, Parigi, cimitero di Montmartre

Tornato a Parigi, lasciò la direzione della scuola di canto nelle mani del figlio. Il 17 aprile 1875, subì la perdita della figlia prediletta Caroline. Dopo questa data, Duprez decise di ritirarsi definitivamente a vita privata a Neuilly, un sobborgo nell’immediata periferia parigina. Nel 1880 pubblicò la sua gustosissima autobiografia, Souvenirs d’un chanteur, ricchissima di informazioni sulla sua vita e sul mondo musicale del suo tempo. Gilbert Louis Duprez si spense il 23 settembre del 1896 all’età di novant’anni.

La tomba di Gilbert-Louis Duprez, Parigi, cimitero di Montmartre

È il caso di segnalare alcune considerazioni conclusive del suo scritto autobiografico dove si scaglia polemicamente contro la musica della seconda metà dell’Ottocento:

[…] ho avuto la fortuna di nascere ai miei tempi, ai tempi intendo in cui un cantante era in grado di innestare le proprie qualità personali sulle opere dei grandi maestri che ricercavano la verità drammatica nella melodia. Oggi, bisogna convenire, la cosa non è più praticabile. La musica di cui sono stato l’interprete, la musica dei Rossini, degli Halévy, dei Donizetti e anche dei Meyerbeer, è fuori moda, disprezzata, e respinta ben lontano da coloro che pretendono di sorpassare questi grandi modelli.

Poi, più avanti, parlando della musica della seconda metà dell’Ottocento emette il seguente giudizio:

Piena di sonorità fragorose, di formule armoniche tormentate e bizzarre, priva di melodia che anzi evita come se si trattasse di una volgarità, questo annulla il talento del cantante solista che invano proverebbe ad alzarsi sopra ad uno dei fagotti o a un altro strumento dell’orchestra. Questa nuova arte che non si rivolge né al cuore né alla mente e che spesso ferisce l’orecchio, si può tuttavia è spiacevole quanto irritante a teatro, che finirà per ucciderlo… a meno che non sia uccisa da lui.

Il riferimento alla musica di Wagner è evidente anche grazie al passo successivo in cui Duprez racconta che Rossini, in occasione di una discussione avuta col grande musicista tedesco che sosteneva con calore le nuove teorie sulla musica, gli rispose: “Andiamo, signore, vedo che voi vi fare profeta di una musica nuova… io vi auguro di non esserne il martire!…”

Così, Gilbert Louis Duprez, il tenore che più di ogni altro aveva rivoluzionato il modo di cantare, diventò negli ultimi anni della sua vita un intransigente sostenitore della tradizione, refrattario a qualsiasi novità. O forse era, più semplicemente, l’incapacità di staccarsi da un periodo che lo aveva visto tra i massimi protagonisti.

                                                                                                                                Sandro Corti

Per ulteriori approfondimenti, oltre alla cospicua bibliografia riguardante Duprez, segnalo in Ottocento e oltre, editoriale Pantheon, Roma 1993, la pubblicazione, a firma del sottoscritto, Gilbert-Louis Duprez: le lettere (1833-1850) nell’archivio dell’impresario Alessandro Lanari, che offre uno spaccato straordinariamente vivo e ricco di informazioni sulla vita del teatro d’opera dell’epoca e che sono servite, in parte, a costruire il racconto di cui sopra e la voce Gibert-Louis Duprez in The New Grove dictionary of music and musicians sempre a firma del sottoscritto.

Per le traduzioni dall’originale francese, si ringrazia Federica Zucchelli.

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