Recensione di Michele Orsitto
Ieri sera, tremebondo, mi sono incamminato alla volta del cinema Odeon, pre-agghiacciato dalla fatale combinazione film italiano-film horror, che tanti lutti addusse agli achei negli ultimi 30 anni. Ma anche presi singolarmente, gli aggettivi italiano e horror, hanno riservato al cinema (quanto meno) di quest’anno ben poche gioie. E invece (giubilo!)… L’esordio al lungometraggio di Roberto De Feo (mi sbilancio, se lo merita!), sfiora il capolavoro.
Premetto che definire “horror” questo “The Nest – Il Nido”, è forse improprio e riduttivo. “Gotico”, secondo me è un aggettivo che gli si addice di più. Si tratta di un film profondo, che si può leggere sotto diversi profili (politico, sociale, psicologico, ecc..) ed affronta molti temi su diversi piani, senza cedimenti rispetto ad un rigore espressivo e ad una asciuttezza figurativa davvero impressionanti.

La trama: ai tempi nostri, in una enorme tenuta (villa ottocentesca oltre a campi e boschi) vive una austera madre con il figlio disabile (si trova su una sedia a rotelle). al quale impartisce una severissima educazione, in ciò coadiuvata dalla servitù (cameriere, fattori, contadini) e da uno strano e minaccioso medico.
Le giornate scorrono monotone tra lezioni di pianoforte, di estimo (il ragazzino dovrà un giorno gestire la tenuta), di galateo, che la madre impartisce al figlio con spietata freddezza. Assoluto poi è il divieto di uscire dalla proprietà. Stretta è l’osservanza religiosa cattolica.
Intorno al “nido” si verificano accadimenti sinistri, cui è collegato il medico di famiglia, incaricato dalla proprietaria di “proteggere” il suo habitat familiare e le sue regole.
Ma un giorno arriva in circostanze poco chiare una ragazzina, Denise, inquadrata da subito nella servitù della casa. La simpatia di Denise per il signorino sfocia in occasionali piccole violazioni della Legge (in particolare la ragazza gli propone musica rock da ascoltare, genere vietato nella casa). Cresce la complicità tra i due, la voglia di ribellarsi alle irragionevoli regole imposte dalla madre, ed addirittura di uscire dalla tenuta.
Tentativi di repressione, con la complicità del medico e di tutta la servitù (escluso il fattore, che sta dalla parte dei due giovanissimi).
Finale col botto.
L’intreccio di The Nest mi ha ricordato un pochino quello di due film greci, Kynodontas di Lanthimos e Miss Violence di Avranas, entrambi eccellenti peraltro. Vicino da un punto di vista tematico (ma davvero poco da quello del valore dell’opera) è anche il buono ma non buonissimo The Village di Shyamalan. Ma la riflessione politica e sociale di De Feo, nonché la forza delle immagini e dei suoni del suo film, sono senz’altro più apprezzabili rispetto a tutti quelli appena citati.
Le due scene in cui il signorino suona i Pixies al pianoforte per Denise (nella prima sono soli e nella seconda alla presenza della madre), sono, secondo me, già storia del cinema.
ATTENZIONE DA QUI SPOILER!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
La lettura politica del film è assai chiara. La Madre è evidentemente lo Stato Occidentale moderno i cui contorni si delineano dopo la seconda guerra mondiale; il Figlio è la borghesia proprietaria; la Servitù è il proletariato; il Medico è la violenza di Stato (scegliete voi: servizi segreti, polizia o esercito utilizzati in maniera eterodossa, ecc..). Denise è la Contestazione, la Ribellione (non a caso, se non erro, arriva accompagnata da delle specie di hippies su un furgone VW). Lo Stato Occidentale post-bellico ha tenuto in scacco i propri cittadini imponendo loro rigide regole, corroborate dall’uso politico della religione, della legge e della morale, reprimendo ogni forma (anche artistica) di dissenso e di eterodossia (il rock dei primordi, ad esempio…). Le armi usate nei confronti delle varie classi sociali sono state diverse: il proletariato è stato tenuto quieto con lo spauracchio della miseria, unica alternativa alla fabbrica o al campo, mentre le classi più agiate sono state assoggettate al potere instillando in loro una visione del mondo calvinista, legalista e utilitarista. Non si esce dai binari delle regole, perché questo è l’unico modo di dirigere e governare la società, ma soprattutto di mantenere i nostri privilegi ed il nostro benessere economico. E se ciò non basta, lo Stato inocula nelle gambe delle sue classi più agiate il veleno che impedisce loro di camminare autonomamente, e di rendersi indipendenti ed incontrollabili.
Il film non sarebbe così interessante se il personaggio della Madre rimanesse fino in fondo come negativo in senso assoluto. Ma così non è.
Il signorino e Denise fuggono dalla tenuta, e Denise fa vedere all’amichetto cosa c’è davvero fuori: rullo di tamburi!! Big surprise!! il mondo è popolato di zombies. Ovvero: il resto del mondo, povero, miserabile e costretto a vivere in condizioni inimmaginabili.
Si rivaluta quindi anche tutto quanto avviene prima. La Madre sarà anche iperprotettiva, ma molte delle regole imposte al figlio sono tutto sommato necessarie per la sua incolumità. Ci si può al limite chiedere se sia giusto tenere all’oscuro il figlio della realtà che sta fuori dal suo mondo dorato. La Ragion di Stato può essere vista come mostro che strangola l’individuo, lo uniforma, ne limita la libertà, ma anche come il tetto sotto cui ci si può riparare e vivere agiatamente. L’alternativa è la malattia da cui sono affetti gli zombies, e che, a quanto pare, è assai contagiosa: la miseria nera.

Ed in questo senso, la Madre di The Nest non è così lontana dall’Andreotti dipinto ne Il Divo.
Ma la vera domanda è: fuori dall’Occidente ci sono zombies? Il benessere dell’Occidente deve passare necessariamente sul cadavere di tutto il resto del mondo?
Eppure, anche la prospettiva di questa domanda, così come quella dello Stato Occidentale, sta rapidamente cambiando in questi ultimi anni di grandi rivolgimenti…è già sorpassata, forse, e le domande che dobbiamo-dovremo porci sono già nuove e diverse. The Nest (Consapevolmente, a partire dall’ambientazione e dai costumi), analizza uno Stato che non c’è più, definisce molto bene i contorni di un passato recente: il che è vitale per capire dove sta andando lo Stato contemporaneo…. E dove andrà Denise con il signorino a bordo, alla guida di uno scalcinato furgone, che riparte in un viottolo di campagna popolato da zombi? Troverà davvero il Mondo Nuovo? In altre parole: dove andrà la Borghesia, finalmente liberata dalle sue catene e guidata verso il futuro dall’Arte e dalla Contestazione?
25 agosto 2019
Michele Orsitto
