Celata Emotività: Il percorso di unione degli opposti e la riattivazione del sentimento

di Clara Bigoni

Mostra di fusione tra fotografia e pittura

Celata Emotività si è conclusa lo scorso 13 ottobre, dopo dieci giorni di allestimento e più di quattrocento visite. È stata una prima esperienza fortemente positiva per i due giovani artisti che hanno permesso la nascita e lo sviluppo di quello che, di fatto, si è ora trasformato in un progetto artistico marcato dalla necessità di crescere attraverso la propria arte. Celata Emotività nasce dall’incontro fra Antonella di Ciancia e Davide Bianchini (in arte Bianco), due artisti bresciani che lavorano rispettivamente con la fotografia e la pittura, ma che, in occasione di questa mostra, hanno deciso di legare e combinare i due ambiti artistici con l’obiettivo di creare un’unione valida e stimolante.

Antonella studia giurisprudenza e vuole intraprendere il percorso di magistratura; interpreta la fotografia come mezzo di espressione artistica estremamente calata nel quotidiano, come luogo di incontro di emozioni spesso nascoste, parole non dette e momenti di trascurata importanza. Bianco è writer e pittore; da sempre il suo sogno è quello di vivere della propria arte. Dall’esigenza comune di esporre, di far conoscere i propri lavori e, tramite essi, le proprie personalità artistiche (fino ad ora presentate e diffuse solo sui social: rispettivamente @bia_nco e @luceinattinica) è nata Celata Emotività, un progetto interamente pensato, sviluppato e presentato da loro come prima esperienza di esposizione d’arte; un incontro di due modi completamente diversi di approcciare la sensibilità artistica. Non a caso, Celata Emotività si presenta come “Mostra di fusione tra fotografia e pittura” in cui non vi è separazione ma unione, connubio, mutuo scambio.

Lo yin e lo yang: due mondi che si incontrano

Celata Emotività è un progetto che si è sviluppato in corso d’opera, in cui la necessità di esporre ha stimolato la collaborazione fortuita, quasi casuale, fra Antonella e Bianco. I due artisti hanno creato un connubio funzionale fra le loro opere grazie alla costruzione e allo sviluppo di punti in comune come ponti di corda fra le loro sensibilità. Quando hanno deciso di esporre insieme, nessuno dei due aveva un’idea precisa riguardo al contenuto concreto della mostra. L’unica cosa di cui erano certi era che dovevano trovare dei punti di vicinanza che gli permettessero di esporre. E quando hanno scelto il luogo dove farlo, ne hanno avuto la conferma. Il rifugio dedicato a Vittorio Arrigoni in via Odorici, a Brescia veniva usato un tempo come bunker antiaereo. Non è la prima volta che viene sfruttato come spazio d’esposizione; probabilmente, la sua forma a ferro di cavallo, che collega inevitabilmente due corridoi altrimenti separati, suscita curiosità e capacità creativa. Per Antonella e Bianco è stato lo stesso: ad una prima occhiata, è stato chiaro che sarebbe stato indispensabile dare un senso a quella connessione.

Antonella immortala soggetti la cui emotività non ha mezzi di espressione troppo rumorosi, ma che davanti all’obiettivo prende forma e si presta alla comunicazione. Se Antonella esalta l’emotività dei soggetti, Bianco la cela attraverso sacchetti di carta che nascondono il volto di chi li indossa. Sui sacchetti di Bianco viene disegnato un punto di domanda, che interroga chi osserva, spinge ad indagare il mistero che crea, ma permette anche di immedesimarsi, provare empatia, immaginare qualsiasi cosa si voglia, senza restrizioni. Ed ecco il punto di incontro fra i due artisti, lo yin e lo yang, il nero e il bianco, la presenza e l’assenza: una connessione necessaria e indissolubile fra ignoto e scoperta.

Quando si accede alla mostra, il primo percorso proposto è quello fotografico, quello di Antonella, che presenta fotografie e didascalie ad esse collegate ma scritte su fogli di carta appoggiati sotto alle cornici, come un richiamo non obbligato ma volontario e, spesso, poetico. Le fotografie di Antonella ritraggono persone a lei care, le cui emozioni, di difficile espressione, vengono trasmesse allo spettatore grazie a un bianco e nero estremamente eloquente. Antonella ricerca l’espressività riservata di persone che custodiscono mondi di colori e forme, le mette in risalto nella loro implicita importanza.

Le fotografie riportate di seguito, fra le altre esposte in Celata Emotività, fungono da esempio per comprendere come Antonella si esprima e permetta al soggetto di esprimersi e rivelarsi attraverso la comunicazione con l’obiettivo:

©Antonella di Ciancia. Gennaio, 2019.

Antonella permette alle emozioni timide e nascoste di affiorare di fronte al suo obiettivo, che racchiude delicatamente le espressioni indirette e complesse dei suoi soggetti.

©Antonella di Ciancia. Giugno, 2018.

“Ci sono legami indissolubili, sparsi nel mondo, che spesso a noi sono temporaneamente sconosciuti. Sono legami che stringono il laccio attorno alla consapevolezza della vita, saldano i virtuosismi sentimentali e affiorano in un ingenuo ritrovamento puramente capitato per caso che, saldandosi, resta indissolubilmente aggrappato.”

©Antonella di Ciancia. Agosto, 2019.

Qui emerge esplicitamente il collegamento fra l’arte di Antonella e quella di Bianco, che in questa fotografia si fondono e danno vita a un connubio di sensi e significati, in cui la fotografa cerca di estrapolare le emozioni celate dal sacchetto che nasconde il volto del soggetto ritratto. Le due intenzioni degli artisti, seppur apparentemente opposte, sono parte di un unico percorso simbolico che porta alla scoperta di sé e dell’Altro.

Seguendo il percorso della mostra, e superando la curva del ferro di cavallo che è il rifugio, ci troviamo nell’area dedicata ai dipinti di Bianco. Troviamo stampe di opere famose, tra cui la Gioconda di Leonardo da Vinci (1503-1504), l’Autoritratto di Van Gogh (1889), Bonaparte valica il San Bernardo di Jacques-Louis David (1801) e altri, rivisitati in chiave personale dall’artista, che interviene sulle stampe dipingendo un sacchetto con un punto di domanda sul volto del soggetto, celandone l’identità e, con essa, l’emotività. Cos’è la Gioconda senza il suo enigmatico sorriso? Bianco lascia spazio all’immaginazione, al mistero e all’intervento personale dello spettatore. Celando l’emotività dei suoi soggetti, riattiva quella di chi osserva, invitando alla rielaborazione intima e diretta con le sue opere.

©Bianco, ? 2015. 50×70, acrilico su tela.

? è l’opera che ha dato il via alla serie dei punti di domanda che nascondono i volti dei soggetti. Enigmatica e profondamente privata per l’artista, attira lo spettatore con colori cupi e penetranti. Il blu e il nero dominano lo sfondo, mentre in primo piano osserviamo il soggetto senza volto nascondere un coltello dietro la schiena. L’osservatore è chiamato ad entrare in contatto con le intime emozioni che l’artista comunica attraverso il dipinto, ma, allo stesso tempo, viene attratto da ciò che tale dipinto suscita nel personale.

©Bianco, Napoleon? 2019. 50×70, stampa su tela e colore spray.

Questa è fra le opere più recenti di Bianco; una stampa sulla quale interviene disegnando il sacchetto e il punto di domanda, e nella quale sia l’artista stesso, sia gli spettatori, possono immedesimarsi. La fierezza e la determinazione del soggetto originale vengono trasposti su chi osserva e si cala nel dipinto.

Fra rievocazioni artistiche e progetti futuri

Il percorso proposto da Antonella e Bianco è un viaggio nella nostra emotività, una scala a chiocciola che scende inesorabilmente fino al più profondo dei nostri punti interrogativi e ci spinge a porci domande concrete sulla nostra identità, su dove ci collochiamo nel mondo e come ci rapportiamo con esso. Come fecero in passato Christo e Jeanne-Claude con i loro emblematici empaquetage, attraverso la cancellazione e la sottrazione all’esistenza di soggetti quotidiani, comuni ed ordinari, Antonella e Bianco ci spingono alla presa di coscienza e alla riconsiderazione critica di ciò a cui siamo sempre più spesso passivamente abituati. Il duo Christo imballò e nascose alla vista paesaggi naturali e opere scultoree e architettoniche quali il monumento a Vittorio Emanuele II in Piazza del Duomo a Milano, il Pont Neuf a Parigi, il Reichstag di Berlino, e molti altri, con l’intento di rivalutare e ridare importanza a visuali a cui l’occhio del passante si dimostrava quasi completamente assuefatto. Così, in un richiamo involontario ma estremamente suggestivo, Celata Emotività ci guida verso l’intima rivalutazione di sentimenti nascosti (a noi stessi e agli altri, come tesori fragili) e allo sviluppo di un pensiero critico riguardo a esperienze tipicamente umane quali tristezza, paura, empatia, insicurezza e, ovviamente, amore.

Celata Emotività si è ora trasformata in un progetto che vedrà le opere di Bianco e Antonella come protagoniste di una nuova esposizione prevista per il 2020. Il desiderio di modellare la propria sensibilità artistica in più di una singola mostra si tradurrà nell’ampliamento di temi chiave già presentati nella loro prima esposizione attraverso nuove opere d’incontro e fusione. Tale progetto vedrà i due giovani artisti cimentarsi in sfide sempre più profondamente legate ad un percorso di crescita personale ed emotiva che coinvolgerà anche gli osservatori. Il sentiero tracciato da Celata Emotività si troverà a snodarsi attraverso sentimenti nascosti e intimamente custoditi, che, ancora una volta, in maniera incisiva e poetica, verranno indagati attraverso fotografia e pittura in un connubio di yin e yang, bianco e nero, naturale armonia fra gli opposti.

Lascia un commento